Memento

I ricordi sono automatici.
Non possiedono un tasto di spegnimento né di accensione,
non è possbile controllarli, né catalogarli.
Non hanno un inizio né una fine.
Vagano per i meandri della nostra mente da turisti organizzati,
conoscono il perché delle loro visite,
sono esattamente dove devono essere.
Incastonati in un limbo mentale
tra la finzione e il sogno,
tra realtà e desiderio,
tra il futile ed il tangibile.
Basta un odore lontano,
un colore sbiadito,
un suono familiare.
Arrivano e non li afferri.
Arrivano e li sotterri.

Pesavano beffardi
nascosti nelle tasche
che portavo in giro
accarezzando il vento.

Cederò prima o poi
al loro volere.

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E il naufragar m’è dolce in autostrada

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Infilo le chiavi nella serratura mi siedo e metto in moto la macchina.
Gesti quotidiani, di routine, scanditi solo dalla diversità del cielo sopra di me,
dagli abiti che indosso e dalla chioma, folta o spoglia degli alberi.
Supero il semaforo di San Giovanni e mi dirigo in superstrada.
Due ore e quaranta circa di percorso, una destinazione nuova, che non spaventa
di quelle che aspetti da tempo, di quelle che la benzina non finisce mai.
E’ cambiare, è crescere, è lanciarsi, è provare a realizzare i propri sogni.
E’ crederci.
Il riflettere concentrato del tuo viso al finestrino che ti porta inevitabilmente
alle parole di tua madre.
Di consigli mai appropriati alle situazioni, di quelli che feriscono e non fanno meditare,
Di quelli che “l’amore c’è oggi e poi è solo una salita”.
Proprio a me che sembra tutto spianato, semplice e
Che la pazienza sulla sua lentezza mi viene spontanea, così come il sorridere a come gestisce il dentifricio, a come legge il giornale e come svuota la lavastoviglie.
Che non cambierei mai il suo essere per non contaminare ciò che di speciale c’è in Lui :
la sua infinita pazienza, la dolcezza , la semplicità, le sue mediazioni.
La casa c’è, la volontà pure.
La paura è rimasta a Roma, sulla scrivania, tra una lista infinita di cose da comprare e di atteggiamenti da migliorare.
Con una tazza di infuso ai frutti di bosco che ormai sarà freddo e un pacco alla mia coinquilina.

Si è in ritardo.
Ma va bene così.

Unknown

Le dodici e Ventidue

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Inevitabilmente arriva.
Fresco e maligno come solo un compleanno può essere.
Uno a caso, di quelli che vivi al 100% ma non resterà indelebile nei ricordi:
per la frivolezza nel festeggiarlo o per il mancato obiettivo raggiunto.
Di quelli che ancora non lasciano il segno del tempo sul viso né un cambiamento radicale all’indole.
Di quelli che non porti addosso ma sfoggi nel parlato, dandoti un’aria più matura con il tuo primo Chanel sulle labbra.
Di quelli che non sei donna eppure hai abbandonato l’adolescenza dove la borsa è troppo formale e quel jeans non è più adatto.
Della voglia di fare cambiamenti lasciando tutto esattamente come sta’ :
la disposizione della camera, la colazione al mattino e la piega ai tuoi riccioli.
Di quelli che quando piove forte ti metti sotto le coperte con gli Aristogatti al computer e la tazza di the vicino al cuscino.
Di quelli che aspetti con ansia i messaggi d auguri per leggerti tutti d un fiato e fare la somma delle persone che valgono e che sono ancora lì per te.
Di quelli che se non ci fosse la tua coinquilina non sarebbe lo stesso, anche se ti odio sempre un po’ per il tuo ventennio.
Di quelli che la sorpresa più grande sarai comunque Te.
E va bene comunque se non hai una fortissima carta di credito ma sei abbonata alla post-pay (che tra l’altro hai perso mesi fa senza bloccare)
Trova il tempo per aperitivi a volontà, dopotutto sono cheap&chic e nessuno starò a sindacare se la tua liuJo è originale.
Arriva in ritardo più che puoi, corri sotto la pioggia e stacca il cellulare.
Dimenticarti la matematica. Non importa, per ogni evenienza hai la calcolatrice sul telefonino. A meno che tu faccia la commercialista, non è un problema.
d̶i̶v̶e̶n̶t̶a̶ ̶m̶a̶g̶r̶a̶. Mangia i grisbrì, mangiali tutti.
Dopo tutto
non è venerdì 17.

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Di salti nel vuoto e Domeniche folli

La leggerezza della camminata verso l’ignoto

e la forma indelebile di quei passi percorsi;

L’affondo nel terriccio umido e scuro del prato 

è la vertigine di una novità non accessibile ;

Il sentiero percorso e già abbandonato 

figura spento dalla collina in lontananza 

e non resta che proseguire la lunga tratta

verso la notte smorzata da una timida alba.

Basta provarci, 

prendere la rincorsa

e superare il precipizio.

Altalena[3]

Piccolezze

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Piccoli gesti che minuziosamente mi dedichi
curandoti di essermi sveglia per tutta una vita.
Per la leggerezza di una carezza al mattino,
per le frolle calde accompagnate dal mio infuso preferito,
il mio rifare il letto a tutti i costi
ed il tuo richiamo al perenne ritardo.

Lo scriverci…
fittamente fiumi di parole a tutte le ore del giorno,
ed eclissarci per ritagliarci il “noi”,
quel noi così infantile ma così vero
da non riuscire a privarcene.

Il tuo stringermi la mano quando siamo in strada
sotto qualsiasi cielo ci si presenti sopra,
seguendo ogni passo verso l incerto futuro.

Impegnarsi a costruire dal nulla
la nostra vita insieme.

A M.

Giudizio

A me gli occhi

Per mostrare fiera la mia integrità

lasciata in balia della condanna.

A me gli occhi

Che scrutino pure il viso

lascivo di ogni loro accusa.

A me gli occhi

per incrociare quelli  tuoi

in questo calvario straziante.

Che sentano

l’odore austero della debolezza

che di notte ci fece visita.

Che sentano 

Il rumore frettoloso 

dei passi consapevoli.

Che sentano

il peso delle carezze

date tra estasi e sofferenza.

***

Non mi curai del giudizio emesso,

se le mie parole furono esaustive,

se colsero distrattamente il mio intento.

Il giorno dopo tutto si ridusse ad un 

lontano tramestio impercettibile.

Io ti vedo al buio

non mi manca l’alba del domani.

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Amare(zza)

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tu sei la mia debolezza

La mia distrazione passeggera

il desiderio che sempre reprimo

la fantasia del mio lato proibito

l’occasionalità non concessa la sera.

Tu sei la lussuria che non ti appartiene

tuo il nome che a lungo mi sovviene

sei la rabbia di una risposta sbagliata

l’amarezza di una situazione archiviata.

Sei la scusa che hai sempre trovato

e l’inferno che a fatica ho attraversato.

Sei l’amaro sapore dell’abbandono

la certezza di uno stato provvisorio

il simbolo nascosto del proibito

La speranza di una necessità illogica

il timore d’un sussulto rivelato.

Te sei la mia debolezza,

e te lo concedo ancora per poco.